Io so ... e vi dico anche i nomi di chi sta distruggendo la Rai (prima parte)

Io so perché la Rai non riesce a ripartire dal Servizio pubblico. Io so come mai il suo esercito di quasi 12 mila dipendenti è a dir poco sfiduciato, depresso, o spesso addirittura nullafacente o mobbizzato. Io so perchè i denari del canone fanno gola a tanti e in tanti ci immergono le mani. Io so tutto questo, proprio tutto. E conosco anche i nomi.  I nomi, i cognomi e le varie sigle di chi l'ha consumata, la nostra Rai. Di chi l'ha ridotta come un calzino rivoltato, pur di quelli buoni ma sempre e soltanto rivoltato e liso in più parti.

Partiamo dai contenuti, costantemente influenzati dalle pressioni della politica di qualsiasi origine, bandiera e grado. E per contenuti si intende tutto ciò che va in onda nelle reti  e nel multimediale.

Per statuto ogni manciatina d'anni alla Rai viene designato un nuovo Ceo e relativo fiammante Cda. Non parliamo poi delle leggine fatte ad hoc per garantire sempre alla politica il comando. Ne ricordiamo alcuni di Cda, con vertici dai nomi che hanno fatto la storia non edificante del Servizio pubblico : da Cattaneo a  Masi, quello sbeffeggiato in diretta da Michele Santoro; da Saccà a Alfredo Meocci, colui che costò ai contribuenti diversi milioni perché ineleggibile: veniva dall'Agcom, sotto la cui sorveglianza vi è appunto Rai. Perché dopo quello dei 'professori' con Letizia Moratti presidente, l'ultimo forse meno dipendente in toto dalla politica, in Rai è stata vera e propria invasione: Ulivo, Ds, Pd, Msi e poi An e poi ancora Forza Italia e Fratelli d'Italia e  Lega uno e Lega due. Oggi come sappiamo bene al governo coi 5 Stelle.

E capitava che ognuno, mentre metteva dentro i propri, che tra l'altro poco o nulla avevano quasi sempre a che fare con le professionalità richieste, blaterasse di lottare per una Rai fuori dalle pressioni dei partiti, accusando per contro i dirimpettai di occuparla militarmente. Uno spettacolo indecente che si è perpetrato per decenni e che di volta in volta ha reso l'azienda più fragile, più vulnerabile. In una redazione storica come Linea Verde, ad esempio, c’erano periodi che tra il figlio della segretaria particolare di Licio Gelli tal Gianluca Ciardelli, improvvisato autore,  fratelli sorelle parenti di importanti politici del momento o uffici stampa del ministro di turno o ancora starlette buone solo per il letto, si finiva per perdere il conto. Nonostante tutto ciò e molto altro che voi umani neppure immaginate, miracolo dei miracoli, l’azienda di Stato è sempre rimasta in piedi. Grazie soprattutto ai suoi dipendenti. Anzi, in alcune occasioni la tivù di Stato ha mandato in frantumi la concorrenza, eppure il più delle volte ha subito pesantemente gli occupanti di turno. Da Veltroni a Renzi, per parlare solo di ‘big’ passando da Berlusconi che la colonizzò, l'azienda pubblica, infarcendola di dipendenti Mediaset, ovviamente piazzati nei luoghi strategici per gli interessi dell’ex Cavaliere. Oggi tocca alla Lega e alle destre di governo fare strike. Peggio per il Servizio pubblico, propagandato a pieni schermi, sì, in realtà per nulla frequentato. Questa e la tivù pubblica, bellezza. Costume consolidato e apprezzato tra vertici e alte sfere. La malapianta. Che si racconta anche parlando di noi, noi ‘fissi’, col culo al caldo pensano tutti. E invece no, perché la maggior parte di quella pletora di colleghi, più o meno dodicimila senza indotto, prende una media di 1700 euro dopo una ventina d’anni di lavoro altamente specializzato, nelle produzioni o negli uffici, nelle redazioni o nelle regie. Mentre sono decine e decine i milioni che si spendono per un nome o per l’altro. Per un ‘target’ o l’altro.

Ma come fa una macchina che macina decine di migliaia di ore ore di messa in onda all’anno a stare al passo coi tempi, con le nuove tecnologie e la liquida società con cui abbiamo a che fare? Negli anni, nei decenni si può tranquillamente affermare, la macchina del personale, l’organizzazione del lavoro, la assurda mole burocratica di firme mail carte cartine e cartoni, è ferma all’anno Mille. Decine e decine se non centinaia di colleghi sono oggi quasi totalmente tenuti da qualche parte a non far nulla, migliaia sono i sottoutilizzati, decine e decine i mobbizzati e così via. Un popolo di senza terra ormai, depressi e arrabbiati, altro che mamma Rai.

Sentite questa che è lo specchio del resto. RaiDue ha due registi interni capaci di gestire prime serate ed esterne complesse. Gente che nel curriculum annovera programmi che hanno fatto la storia della Rai. Uno non lavora da oltre due anni. Ma non lavora non lavora, nel senso che va, striscia il badge, fa le sue otto ore e mezza davanti a un pc o al telefono, nel migliore dei casi, e poi torna a casa. Così tutti i giorni. L’altro invece è più fortunato: in quattro anni alcuni mesi è riuscito a sfangarla lavoricchiando un pò. Perché per certe dirigenze è più importante ungere a destra e a manca all’esterno e reperirlo lì il professionista di turno. Così si garantisce la continuità nell’interesse privato o di casta e i soldi girano. Oppure, come nel mio caso, dopo circa 27 anni passati a firmare programmi e filmare in mezzo mondo, dalle catastrofi naturali alle criticità sociali, solo perché non ti va più di girati dall’altra parte e denunci internamente il malaffare, capita che ti ritrovi in qualche Cayenna attrezzata a farti impazzire per mesi e mesi. Così va il mondo. Più o meno dappertutto.

Luciano Flussi è il plenipotenziario del Ruo. A singhiozzo da almeno una ventina d’anni. In Rai il Ruo sovrintende a tutto ciò che ci siamo appena detti, dalla gestione delle ‘risorse umane’ all’organizzazione generale. Lui è un senza quota, nel senso che appartiene a quel ‘partito Rai’, sempreverde e trasversale, che se i governi traballano o i nuovi vertici come spesso accaduto non sono all’altezza, prendono il comando, contattano, contrattano, commerciano, si promuovono e cercano di garantire una solo apparente pax aziendale che però si concretizza nelle numerosissime cause di lavoro intentate da dipendenti e quasi sempre vinte. Con milioni e milioni degli abbonati buttati nel cesso. Tanto non sono loro. Roba da chiodi, eppure va cosi. E i flussi, nonostante i mille dossier  che giurano nefandezze sul loro conto, diventano sempre più potenti anche se a ridosso della pensione. Che porterà  in dote qualche milioncino e magari li potrà anche vedere, come accaduto,  gestire qualche produzione esterna o ufficio di idee e commerci audiovisivi vari. Come potrebbe capitare pure a Francesco Pinto, altro unicum di longevità nel ruolo: direttore per 23 anni più o meno. Del Cptv di Napoli, un centro di produzione fiore all’occhiello dell’azienda, inaugurato da Amintore Fanfani nel ’63, unico polo di Servizio pubblico radiotelevisivo e multimediale di tutto il Mezzogiorno. Che però non produce più da almeno 15, 20 anni. Che da oltre 900 dipendenti è sceso a 400 e si limita a coprodurre il grosso con appalti e multinazionali, vedi il fortunato ‘Un posto al sole’, soap più vista, più longeva e apprezzata nel panorama italico di ieri e di oggi …. 


Io so ... e vi dico anche i nomi di chi sta distruggendo la Rai (seconda parte)

Una risorsa per la città ancora oggi, la prima forse, ci racconta Giovanni Minoli che ce lo portò, a Napoli, ‘Un posto al sole’, e poi gli fu soffiato dai consigliòri politici degli appalti pesanti. Così la Rai di Napoli, grazie anche alle cure del colto e progressista direttore Pinto, a Fremantle Italia presta personale altamente specializzato, professionisti veri, ma solo dagli operatori in giù. E set e attrezzature varie. Testa, cuore e vestito della soap sono appannaggio esterno. E buona parte delle spese sono a carico di Rai, cioè di tutti noi, compresi gli uffici per le maestranze della multinazionale. Oppure ci si diletta a lavorare, sempre ai piedi del vulcano, solo per qualche mese all’anno, ovviamente, a confezionarne altri di programmi, quelli che arrivano dai vertici delle reti di Viale Mazzini 14, a Roma. Roma ladrona gridavano i Verdi ora salviniani. Poi ci hanno immerso anche loro le manacce e si sono riempiti le tasche, sempre coi nostri soldi. Ma questa è un’altra storia. Torniamo a noi, alla Rai. Ah, Napoli, il centro di produzione modello che negli anni è diventato un feudo cogestito in famiglia con alcune sigle sindacali (Uil e Slc Cgil) dove la fanno da padroni,  sembra addirittura col placet delle dirigenze napoletane, ‘sindacalisti’ come l’Rsu nonchè segretario regionale Uil Com Claudio Fiorentini, uno che si sta distinguendo in sede penale per le aggressioni a colleghe e per aver  mobbizzato Giovanni Reis, altro Rsu, collega di altra sigla sindacale. Tanto che pure l’azienda ci rischia sopra pesantemente la faccia: per aver fatto finta di non vedere, nel migliore dei casi. Poi assunzioni parentali, prebende varie e anche qui promozioni su promozioni:  primi livelli,  F super e varie ed eventuali nel gergo del Ruo. Chi più ne ha più ne metta. E nel frattempo la Procura partenopea indaga su vari fronti. Allegria, alla faccia del Servizio pubblico.

Ecco, certamente quello di assunzioni e promozioni prezzolate è uno dei punti di maggior criticità dell’azienda che ne mette seriamente in discussione anche ora  la mission di Servizio pubblico. Ed è  proprio quest’ultimo, quello delle promozioni, del carrierismo esasperato, della bramosia di potere e denaro che dietro al piccolo schermo alimentano narcisismi e tariffe a non finire, a far tremare la Rai che produce ancora e che, ancora, cerca di lavorare bene. Immaginate i contenuti che fine fanno in mezzo a tutto questo delirio, la qualità di idee e programmi, il rigore nella completezza e nell’imparzialità dell’informazione eccetera eccetera. A mare. Come i migranti che si vogliono respingere. Specchio dei tempi e delle eccellenze della politica nostrana. Ieri e oggi, la nostra Rai.

Allora sentite questa, che la dice più lunga di ogni altra nella sua agghiacciante normalità. Siamo a Linea Verde, storico programma della rete ammiraglia, anni 2003/2013. Prima come capostruttura e poi come vice direttrice di rete la signora Maria Pia Ammirati, wikipedia riporta ‘giornalista e scrittrice’. Una che ha avuto in pochi anni una carriera folgorante: dal gradino più basso come assistente ai programmi di produzione a vice direttore della rete ammiraglia con in mano i programmi storici dell'azienda: oltre a Linea Verde e al magazine "Orizzonti di Linea Verde", Uno mattina e La prova del cuoco. Il day time per intenderci. Con scarsi successi di audience, soprattutto a Linea Verde. E soprattutto molte ombre: alcuni dipendenti fornirono all’allora Dg Luigi Gubitosi e al direttore di RaiUno Giancarlo  Leone, figlio del fu presidente della Repubblica,  un dossier che denunciava gravi e reiterate situazioni di diffuso malaffare.  Il Dg Gubitosi ricevette immediatamente i latori del dossier e mise al lavoro il dottor Cariola, appena assunto da lui all’Internal auditing, fino ad allora il fratello gemello del ‘porto delle nebbie’ lì vicino (il tribunale di Roma, nda).  In poco più di un mese furono risolti in corsa almeno due importanti contratti: uno con un autore storico di quei tre programmi (esclusiva RaiUno da molti zeri al mese) ed un altro con un noto conduttore.  Maria pia Ammirati che aveva il dovere di controllare e non lo fece, invece, fu promossa direttore delle Teche Rai, una prestigiosa e strategica direzione.  Riassumendo: o l’allora vicedirettrice dell’ammiraglia non si era davvero accorta di nulla, e quindi non era idonea o comunque all’altezza del ruolo che rivestiva;  oppure,  ma non vogliamo nemmeno pensarlo, era in qualche modo collusa col gruppetto di malfattori. In ogni caso le si doveva tutto ma non una prestigiosa promozione. Che poi ad oggi le ha aggiunto, non solo nel curriculum, altre  due cariche in due tra i Cda più importanti di Rai: RaiCinema e RaiPubblicità. Alleluia.

Ecco perché Fabrizio Salini in primis e tutta la politica che sta dalla parte dei cittadini, se ancora esiste, deve battersi insieme a noi con la speranza di farcela a bonificare pian piano l’azienda e ritornare più forti e autorevoli di sempre, anche oltreconfine.

Per rimanere comunque terreni a me nel frattempo l’azienda ha recapitato tre letterine tre, dove tra decine di zig zag con contestazioni surreali ne spunta una degna di nota, anche perché rea di aver decretato la mia sospensione dal servizio: quella che mi è vietato scrivere il mio pensiero, le mie considerazioni, le mie critiche e le mie eventuali denunce, di cui mi assumo ovviamente ogni responsabilità, pubblicamente. Su un giornale come questo, per esempio. Ecco la ciliegina finale: il codice etico dell’ azienda radiotelevisiva di Stato, un codicillo per renderci tutti muti sordi e ciechi che calpesta sdegnatamente l’articolo 21 della nostra Costituzione.


Io so ... e vi dico anche i nomi di chi sta distruggendo la Rai (terza parte)

Rai2, una rete senza rete

C’è una rete generalista nel servizio pubblico Rai che di pubblico servizio ne fa davvero poco.

Anzi pare, spesso, un canaletto trash dalle mille scopiazzature e repliche pagate oro: “Il collegio” portato dalla fu direttora Dalla Tana, degna rappresentante del mondo degli appalti; lo ‘sfortunato’ “Nemo” in seconda battuta “Povera patria” (produzione Fremantle); “Frigo” (cuochi ancora all’opera non si capisce perché pagati dal Mipaf, ministero Politiche agricole e forestali, nda); Detto fatto (tutti i giorni di pomeriggio per imparare come tingersi i capelli, rasarsi le sopracciglia e affini); e la signora dell’informazione della rete: Annaliza Bruchi (solo la moglie di un fondatore di Forza Italia) che i colleghi chiamano “miss due per cento” perché di solito i break pubblicitari fanno più share di lei. Non piace, non buca il video (da anni in primo piano a RaiDue con mille opportunità grazie alla casata e non solo), ma nulla di fatto: tutti i suoi programmi recenti sono stati un flop eppure sta ancora là. Chissà perché. Persino il redivivo direttore le ha lanciato il programmino nuovo come fosse il ritorno di “Mixer”. E dopo averle regalato Salvini in studio alla prima puntata, con un picchetto di ascolto per i sedotti sulla via dell’apartheid, al 5 per cento. Mentre come era facilmente preventivabile dalla seconda puntata in poi siamo tornati nel baratro del 2,5 con picchi del 3 per cento. Numeroni davvero anche per i non ‘addetti ai lavori’. Ma potremmo andare avanti ancora un secolo. Solo, invece, ci chiediamo: ma la guida sopra le righe di un piccolo comprovato genio dell’italica tivù come Carlo Freccero, che fa, sta a guardare? Zuzzerella tra una intervista e l’altra, ossequiato come un prosciutto San Daniele. Forse si gode lo spettacolo dall’alto della sua genialità e del suo acume, del suo ‘fiuto’?

Sdoganato dalla pensione è stato rifilato agli abbonati come rivoluzionatore scompaginato ed eclettico, Freccero. Ma Lui ci dite dove sta? E, puntuale, Lui risponde che tanto tra pochi mesi in pensione ci va. Davvero. Vedremo. Nel frattempo la sua Raivoluzione proprio proprio nessuno l’ha scorta.

In ogni caso non è certo questo che ci angoscia, che ci taglia le giornate a fette. Che ce le imbastardisce fino a marcire. Piuttosto il sapere di far parte in qualche modo di una banda di scalcinati e pericolosi personaggi, funzionari e dirigenti di un pubblico servizio, che hanno scambiato la mission per un orticello personale. E arano arano arano.

Come vi abbiamo già raccontato la rete Due è piena di dipendenti interni (registi, autori, programmisti, produttori esecutivi) che non lavorano o che sono addirittura mobbizzati dal dirigente di turno col placet, sempre in questi mesi, del già conosciuto Luciano Flussi ‘il normalizzatore’ oggi prepensionato anche grazie a RinasceRai. Flussi che ricordiamo alto dirigente sempre a capo del personale Rai per una ventina d’anni, se non sbaglio i conti, a singhiozzo, a chiamata dei vertici di turno. Grande scrittore di suo pugno di pensieri in libertà e uomo di punta del ‘Partito Rai’, quello cattivo, da gettare, da cancellare e consegnare all’ autorità giudiziaria, nel caso.

Eccoci al punto. Parliamo del responsabile del personale di RaiDue (e di molto altro) Massimo Lavatore, vicedirettore ‘anziano’. Ex operatore di ripresa (ha filmato in gioventù anche per Michele Santoro) cameraman miracolato sulla via di San Pietro. Bene, il Lavatore non solo finge di non vedere chi non fa nulla o fa finta di far qualcosa (va precisato che sarebbe suo obbligo aziendale controllare ed evitare situazioni critiche alle persone a e alla Rai, pena sanzioni anche pesanti). Ma invece vede e provvede il vicedirettore con deleghe pesanti a ratificare o a far applicare gli ordini dei superiori. Come un piccolo kapò che al Massimo ti dice “nun se po’ffa”, il Nostro, butta giù processi sommari tipo il mio, ad esempio, qualche tempo fa. In malcelato italiano perché lui romano è. E si esercita, il vicedirettore con deleghe di potere, anche a far redigere testimonianze all’occorrenza, su richiesta. O si diletta a mimar testate dritte dritte al naso e persino nel bar dell’ottavo piano del Palazzo, proprio sopra di uno al piano dei comandi.

Davanti a chissachi, perchè nessuno vede. Il prescelto, l’unto dal signore in quel caso fu un produttore esecutivo nullafacente e un po’ petulante, forse, che gli testimoniava de visu il proprio esaurimento nervoso per la nullafacenza. Al viso subito ci ha pensato il dirigente mimando la testata. E il collega che ha ricevuto il preventivo cadeau è rimasto l’unico testimone, pare, insieme ai medici che poi hanno hanno refertato il tracollo nervoso e come si sono svolti i fatti. Comunque tutto sotto al tappeto. Così l’etica aziendale, il rispetto dei colleghi e tutto il resto. Voilà. Figuriamoci, tanto nulla è successo davvero.
Per nessuno.

Lo incontro io a viale Mazzini in questi giorni il collega offeso, e lo vedo fragile, stanco, indignato ma ancora timoroso, tremolante, insicuro chissà perché. Non ha mai parlato con qualche commissione disciplina: si è tenuto tutto dentro. Sicuramente anche per paura di rappresaglie.

Del di lui collega non facciamo il nome. Un lui che ogni tanto ricorda l’accaduto ‘ai passanti’ forse solo perché gli sembra che abbiano le spalle più grosse e i nervi più saldi. Mi è sembrato anche di capire che fosse, il collega ferito anche nell’anima, un po’ ammirato della mia, della nostra lotta per affrancare una fetta risanata di Servizio pubblico in Rai. Chissà.

Ecco quel che succede nelle migliori famiglie. Oggi, ieri e forse domani a RaiDue. E questo è davvero solo cronachetta, anche se taciuta, solo cronachetta.

Questo e altro, più o meno, ci lascerà il Carletto nazionale a tempo che rivenne alla rete senza rete e nulla vide e fece. Nell’omissione totale, nell’abissale silenzio di piccola, media o alta maestranza o sindacato ( con qualche rara eccezione, vedi Ugl Informazione e Snater, un sindacato autonomo ben radicato alla Rai). E con degna quietanza per chi sgarra, per disobbedienza o esaurimento, per sfinimento o inciampo: la nullafacenza a vita, o quasi.

Poi c’è via Monte Santo, sempre nel cuore del quartiere storico della Rai ‘storica’ romana, Prati a un tiro di schioppo dal cupolone. Di cui non ricordo il numero civico ma bene invece una Cayenna dell’azienda di Stato. Affitto gratis a Stefano Mencherini poi RinasceRai, il ribelle incompreso e osteggiato, al fu Renato Balestra, un anarchico coltissimo e capace, autore di riconosciute capacità e manager di Stato nei periodi di aspettativa (ex marito di Elisabetta Gardini). Un impertinente, il collega scomparso anzitempo, che ebbe l’ardire di mandare a quel paese, motivandone bene il perché, l’allora direttore di RaiUno Giancarlo Leone, figlio del Leone presidente della Repubblica che Camilla Cederna, ai tempi con “L’Espresso”, fece dimettere con scandalo mediatico al seguito da quegli alti, i più alti uffici della nazione. Lo stesso, il Giancarlo direttore di pubblica ammiraglia, che decretò insieme alla Ammirati Maria Pia. il mio primo mobbing dopo il dossier collettivo di “Linea Verde” (vedi seconda puntata) proprio nella Cayenna di via Monte Santo. Che non è l’unica in azienda, simile a quella di via Goiran dove fu ‘rinchiusa’ Maria Luisa Busi, oggi vice al Tg1. Oppure la stanzetta a Saxa Rubra dove venne confinata la ora pensionata, corrispondente dalla grande mela, Tiziana Ferrario. Potremmo anche qui continuare ma per decenza stoppiamo.

Oggi così, proprio così, vive l’azienda Spa ma anche pubblico servizio allo stesso tempo, un ibrido che nessun governo fino ad oggi è riuscito a destinare a miglior legge, nonostante i pessimi tentativi compresi gli ultimi di Gasparri e Renzi. Quell’azienda amata e odiata dalla stragrande maggioranza dei dipendenti (12mila più o meno) e anche da me. Come un genitore che ha abiurato dopo l’adolescenza dei figli, che ha tradito le missioni originarie, che ha ‘saccheggiato’ e continua impunemente a boicottare le borse in crisi nera dei cittadini italiani, oltre che a dare in visione troppi programmi nella maggior parte degni di Teletuscolo o Telebavaglio, con tutto il rispetto per l’emittente laziale prima citata. Una Rai che soffoca tra i nervini del buio rappresentato bene bene, dal menefreghismo dei Freccero di turno. Pagati spropositatamente o in casi eccezionali, come il suo, a titolo gratuito.

Ma non finisce qui, nella rete senza rete né controllo. Dove esiste come nelle altre due primarie generaliste un servizio nuovo, al passo coi tempi liquidi che ci sono imposti. Una struttura ‘multipiattaforma’ che promoziona e produce, persino, programmini targati Facebook, Instagram, Twitter e addirittura robba filmica. Cose Top, prodigiose esclusive stupefacenti… Come ‘Natale a Roccaraso”: “una produzione Rai2 e RaiDigital”, ideata da un altro genietto scoperto di recente da una talent scout di nostra conoscenza: William Di Liberatore. Una struttura liquida, la “multipiattaforma” di Rai2, che merita davvero un capitolo a parte. A partire dal ‘Cinepandoro’ in salsa abruzzese. 


Io so ... e vi dico anche i nomi di chi sta distruggendo la Rai (quarta parte)

Liquida Rai2, social e affini al servizio del marketing. Se va bene...

"Natale a Roccaraso non e' andato in sala perche' probabilmente il pubblico avrebbe denunciato i produttori: c'e' un limite allo schifo...". Cosi' l'incipit della recesione di Movie blog, 200 mila iscritti. Che continua:"Quando ho visto il "film" avrei voluto cavarmi gli occhi con un compasso... una porcheria immonda....e qua parliamo di Servizio pubblico pagato col canone da tutti noi...".

Davvero una bomba il primo "film web" editato sul canale Youtube della Rai (due milioni e mezzo di iscritti) e non solo. Lanciato con strombettii da colossal anche sulle maggiori testate quotidiane e da bande di youtubber accaniti solo perche' interessati al soldo e alla notorieta' sotto le feste natalizie dello scorso anno: un "cinepandoro infarcito di sana e nuova comicita' ". Una leccornia per i patiti del web e una esclusiva per Rai Digital e Rai2 che ci mettono la faccia e non solo la faccia.

Una vera bomba. Meglio, un boomerang che scoppiera' sulla rete di li a poco. Infatti degli oltre 3mila commenti al 'film' 2850 hanno il tenore della cinecritica di Movie blog ma anche peggio, giuro. Forse potete ancora constatare di persona se magicamente non e' sparito il tutto.

L'idea di cotanta genialita' digitale e' del responsabile della 'struttura multipiattaforma'di Rai2, un abruzzese coi jeans strappati e scoloriti come un adolescente che quando ha tempo fa anche lobspeaker ufficiale nelle partite in casa del Pescara calcio: William Di Liberatore. Che circa un anno fa e' stato assunto a tempo indeterminato da Rai non come programmista regista ma addirittura come funzionario. Un altro "F super", qualifica che va per la maggiore tra i miracolati della azienda. Ma anche in questo caso il vero miracolo lo ha compiuto qualcun altro. Voci di corridoio (prendetele per quello che valgono) e anche qualcuna da stanze che contano, indicano sempre lei, Maria Pia Ammirati, in collaborazione con l'ex direttore del personale Flussi, come sostenitrice dell'assunzione d'oro del Di Liberatore. Avanti un altro madama la marchesa... tanto paga sempre Pantalone, cioe' noi.

In ogni caso il tragico e un po' comico insuccesso del mediometraggio natalizio (due minuti in piu' di titoli di coda per sdoganarlo dal cortometraggio e poter parlare di 'film') non ha solo un primato, quello dell'indignazione nei commenti. Ha avuto perrsino la copertura non solo mediatica di RaiDigital, primo caso nella breve storia della struttura che segue le vicende digitali in Rai.

Ma le 'anomalie' nella produzione sono state parecchie. E non di poco conto. La prima che salta agli occhi e' che, a stare almeno ai titoli del 'mediometraggiio' , la produzione non solo e' tutta esterna, ma non si ha notizia di un produttore esecutivo Rai che esiste per controllare soprattutto la regolarita' di ogni fase di lavorazione, trasferte comprese. In questo caso la 'Calibro9' (mai nome fu piu' azzeccato) ha girato il capolavoro web di Di Liberatore, il Pancio e Enzuccio in 57 gioni. Come neppure 'La grande bellezza' , ultimo Oscar di Sorrentino. E per di piu' dove? Ma certo, a due passi da casa dell'ideologo Di Libberatore. Che ha liberato si', ma quei cani degli attori. Perche' i due protagonisti sono due influencer che lui conosce bene ed ha gia' fatto lavorare persino a Sanremo e su Instagram di Rai2. E poi, il Pancio e Enzuccio portano in dote milioni di contatti e il gioco e' fatto, avranno pensato. Non e' andata cosi'.

Domanda secca. Puo' un Servizio pubblico concessionario in esclusiva come la Rai promozionare e trasmettere robba come questa realizzata con le modalita' citate?

Rispondano i vertici se hanno un briciolo di dignita'. I Salini, i Foa... i Freccero... lagana'... coletti beatrice... rita borioni e via andare.

Con amaro e reiterato interrogativo: possibile che non ci sia uno straccio di parlamentare che porti questo e altro in Commissione di Vigilanza? Che ne chieda conto per conto di chi come noi paga il canone?

Ma non e' finita. Altri successi hanno suggellato la vita professionale di un nuovo Nostro, il William d'Abruzzo. Il gruppo di lavoro della 'multipiattaforma' di Rai2 e' una fabbrichetta. Almeno fino a poche settimane fa: 37 editor, alcuni amministratori, altri analisti e il Nostro uomo, appunto. Che se la canta e se la suona coperto da chissachi'.

E allora vai col primo SocialQuiz che pare firmato dalla Ammirati perche' si chiama "Techesai?". In diretta Fb e Instagram la prima edizione da Napoli e dopo i numeri scarsi solo su Fb la seconda. Conduzione live di due professionisti della chiacchiera radiofonica (Kiss kiss, essendo di casa) e domandine sceme. Con persino un capoautore da Roma, con fiatella, a fare il vigile urbano in 'studio'. Un successone 'Techesai', un centinaio di partecipanti alla diretta se andava bene. Chiuso anche questo. E naturalmente, e questo posso dirlo certo per averlo vissuto sulla pelle, nessuna apertura a temi o idee da Servizio pubblico.

Ora il gruppo fa clip per la promozione social dei programmi di Rai2...

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